C’era una Volta la Morte

psicologia, psicoterapia, psichiatria, attacchi di panico, fobie, disturbi umore

di Giovanna Tatti

Recentemente, una giovane paziente mi raccontava di come sia stato difficile per le educatrici del nido che frequenta la nipotina, spiegare ai bimbi che una delle loro maestre non sarebbe più stata lì con loro. La donna era morta in un incidente e pare che ci si sia molto dibattute per decidere come spiegare ai bambini l’assenza. È andata in un altro nido? Non lavora più per altre ragioni? È partita per un lungo viaggio? È andata in cielo? È morta?

Questa è una domanda che ci si pone spesso davanti alla morte quando bisogna darne una spiegazione ad un bambino. Certo a seconda dell’età del bambino cambierà il come parlarne.

A mio parere, tuttavia, c’è una cosa fondamentale da tenere presente e forse l’unica che valga la pena avere sempre in mente quando si deve affrontare questo argomento: dire la verità, non mentire, non addolcire la pillola sicuramente amara anche per un bimbo, dicendo cose tipo: il nonno è partito per un viaggio.

Sarebbe peggio. Questo genere di comunicazione genera confusione nei bambini. Ancora meno opportuno è aspettare che il bambino si accorga dell’assenza della persona morta per dargliene notizia.

Sono consapevole che non è facile dire a un bambino che una persona cara è morta, specie se chi deve farlo è a sua volta molto addolorato per la perdita, tuttavia, al bambino va riconosciuto il diritto di piangere ed essere triste. La condivisione del dolore è una cosa importantissima. I bambini sono assolutamente capaci di comprendere il dolore dei grandi. È importante, quindi, dire subito cosa accade così che le lacrime della mamma o del papà e la loro tristezza sia comprensibile e non insensata, rischierebbero di sentirsene i soli responsabili.

Si può dire che sebbene le persone morte non potranno tornare mai più (altro che lungo viaggio!), saranno sempre con loro dentro al loro piccolo cuoricino, il loro amore sarà il modo di tenerli vivi dentro. Può anche succedere che i bambini si sentano in colpa, come fosse loro la causa della morte, perché magari avevano fatto arrabbiare il nonno o la mamma che ora non c’è più o perché a loro volta arrabbiati o offesi avevano desiderato non vederli più o che sparissero per sempre. È importante spiegare che non è certo colpa loro e che i pensieri e i desideri non uccidono nessuno.

Ci si chiede poi anche se sia utile portare i bambini al funerale o fargli vedere il morto. Io direi che se lo desiderano va bene che vedano la bara aperta e che siano presenti al funerale. Questo è il modo universalmente noto per iniziare a fare il lutto. Anche gli adulti dicono spesso che è al momento del funerale o della chiusura della bara che ci si rende realmente conto che “è morto davvero. Per sempre”.

Il funerale, la bara e anche il pianto permette di avere un ricordo attraverso cui assimilare il lutto. Alcuni bambini desiderano mettere un disegno nella bara prima che venga chiusa, e a me sembra una gran bella idea. Come pure portarli in cimitero se lo chiedono.

Il dolore è parte della vita e i bambini lo imparano prestissimo. Ciò che permette di sopravvivergli è la condivisione. Questo è fondamentale, per adulti e bambini.

E se ci si sente soverchiati dal dolore o il bambino diventa aggressivo o incostante e da segni di non riuscire ad elaborare con i soli affetti famigliari la perdita, è importante chiedere aiuto ad un esperto che aiuti a prendere contatto e dare nome al marasma di emozioni che risulta ingovernabile.

 

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