Il disagio e la scuola

psicologia, psicoterapia, psichiatria, attacchi di panico, fobie, disturbi umore

Il Disagio e la scuola: dall’analisi del disagio scolastico agli strumenti per rilevarlo

 

La scuola e il suo disagio

Con il termine “Scuola” si intende un’ Organizzazione sociale istituita allo scopo di educare e istruire. Si tratta di un’istituzione relativamente recente con la quale la società provvede alla trasmissione del proprio patrimonio culturale alle nuove generazioni. Nel migliore dei casi, gli alunni affrontano con serenità ed entusiasmo ciò che viene fatto a scuola e fanno tesoro sia delle cose a loro insegnate, sia dei rapporti interpersonali che inevitabilmente si creano tra le mura scolastiche. Purtroppo, però le cose non stanno sempre così, cioè non sempre l’alunno all’interno di questa Organizzazione sta bene dal punto di vista psicologico e le cause di questo malessere, così come le conseguenze di esso sono molteplici. Quando un alunno non vive bene l’esperienza scolastica si parla di “Disagio Scolastico”.

 

Il disagio scolastico

Il Disagio Scolastico è un aspetto del disagio giovanile, riguarda infatti gli alunni preadolescenti ed adolescenti. E’ un fenomeno complesso legato sì alla scuola, come luogo di insorgenza e di mantenimento, ma anche a variabili personali e sociali, come le caratteristiche psicologiche e caratteriali da una parte e il contesto familiare/culturale dall’altra. Viene ad essere determinato dall’interazione di più fattori sia individuali che ambientali e si esprime in una grande varietà di situazioni problematiche che espongono lo studente a rischio di insuccesso e di disaffezione alla scuola. I problemi scolastici sono di tipo diverso e presentano diversi livelli di gravità, spesso non sono la conseguenza di una specifica causa, ma sono dovute al concorso di molti fattori che riguardano sia lo studente, sia il contesto in cui viene a trovarsi (ambiente socioculturale, clima familiare, qualità dell’istituzione scolastica e degli insegnanti). Mancini e Gabrielli, (1998) definiscono il Disagio Scolastico come uno stato emotivo non correlato significativamente a ritardo cognitivo, a disturbi di linguaggio o a disturbi psicopatologici, che si manifesta attraverso un’insieme di comportamenti disfunzionali, che impediscono al soggetto di vivere adeguatamente le attività di classe, di apprendere con successo, usando al massimo le proprie capacità cognitive, affettive e relazionali.

 

 

Manifestazioni del disagio scolastico

Concretamente, l’alunno con disagio scolastico presenta difficoltà di apprendimento, ovvero, manifesta spesso una discrepanza tra il potenziale cognitivo stimato e le modalità di funzionamento a livello di apprendimento scolastico. L’alunno, in altri termini, manifesterebbero capacità e potenzialità normali: le difficoltà di apprendimento dipenderebbero da uno scarso utilizzo delle proprie risorse cognitive.

  • Disimpegno, disinvestimento, scarsa partecipazione (da non confondere con la situazione di difficoltà di apprendimento);
  • Basso rendimento rispetto alle sue reali capacità;
  • Apatia, stanchezza generalizzata; immobilità o riduzione dell‘attività, mancanza di curiosità o di interessi, tendenza ad isolarsi, stanchezza generalizzata;
  • Comportamenti di rifiuto, disturbo;
  • Fenomeni di prepotenza e bullismo;
  • Difficoltà relazionali, emozionali (in particolare: “aggressività” di tipo fisico o verbale rivolta a compagni, insegnanti, oggetti);
  • “Iperattività”;
  • “Reazioni emotive eccessive” (sia in positivo che in negativo);
  • “Ansia“;
  • Cattivo rapporto coi compagni;
  • Mancanza di curiosità, di interessi o di spirito critico;
  • Scarsa tolleranza alle frustrazioni;
  • Difficoltà di attenzione e concentrazione;
  • Assenteismo, abbandono scolastico.

Questi aspetti vanno ad influenzarsi reciprocamente e si intersecano alle variabili di partenza, andando a determinare una situazione di circolarità, che acuisce il vissuto di disagio del ragazzo. Dunque, risulta evidente la complessità del fenomeno, la reciproca influenza delle variabili in gioco, non solo nel senso delle loro possibili interconnessioni, ma anche nel loro essere determinate dalle stesse situazioni di disagio in una circolarità che rende difficile, spesso, definirne i confini causali.

 

I livelli del disagio scolastico

Il livello del disagio scolastico, può essere:

  • Non grave: consiste in stati di malessere per esperienze di insuccesso (scolastico, sportivo, relazionale) e che si esprime con comportamenti di chiusura, aggressività, auto svalutazione;
  • Intermedio: si manifesta con comportamenti trasgressivi spesso agiti nel gruppo e con il gruppo (uso di stupefacenti, appartenenza a bande, intimidazioni a soggetti più deboli);
  • Grave: si manifesta attraverso comportamenti autolesivi (fuga, tossico dipendenza) e comportamenti trasgressivi illegali (furti, spaccio, ricettazione).

 

Diffusione del disagio scolastico

Da alcune ricerche (Mancini e Gabrielli, 1999; Mancini e Martini, 2000; Zanon et al., 1997), risulta che circa il 20% della popolazione studentesca in età preadolescenziale ed adolescenziale viva una situazione di disagio scolastico più o meno grave con prevalenza dei maschi (61,2%) rispetto alle femmine (38,8%). Il disagio scolastico compare prevalentemente nella fascia d’età 11-15 anni. Le difficoltà che i ragazzi incontrano in questo passaggio sono legate alla relazione con gli insegnanti, al metodo di studio, al cambiamento del gruppo classe, dell’ambiente e delle regole della nuova istituzione scolastica.

Pertanto,  possiamo affermare che la transizione tra cicli scolastici rappresenti un compito evolutivo importante per il ragazzo, dal cui superamento possa trarre rassicurazioni e buona autostima, e viceversa.

 

Conseguenze del disagio scolastico

Il disagio scolastico appare come un fenomeno complesso, che può portare a conseguenze negative al benessere dell’alunno, degli insegnanti, dei compagni, della scuola e della famiglia.

Disagio dell’alunno - Dispersione scolastica. Consiste nella presenza di generali difficoltà nella relazione tra lo studente e la scuola. E’ il processo attraverso cui si verificano ritardi, rallentamenti e uscite anticipate dal circuito scolastico. Concretamente la dispersione scolastica si manifesta nei seguenti modi:

  • Abbandono scolastico (detto anche dropout)
  • Ripetenze
  • Bocciature
  • Interruzioni di frequenza
  • Ritardi nel corso degli studi
  • Evasioni dall’obbligo scolastico e formativo
  • Basso rendimento

Devianza. Con tale termine si intende un comportamento che infrange una norma (giuridica o culturale) e determina stigma sociale. La devianza rappresenta “Ogni atto o comportamento anche solo verbale, di una persona o di un gruppo che viola le norme di una collettività e che di conseguenza va incontro ad una qualche forma di sanzione”. L’alunno con disagio scolastico, proprio a causa di questo suo malessere, che non riesce ad affrontare e superare, mette in atto comportamenti che violano le norme morali e sociali.

Disagio dell'insegnante - disfunzione del sistema scuola - disagio della famiglia. E’ un disagio conseguente al disagio del figlio, che può portare la famiglia a colpevolizzare e allontanarsi dalla scuola, per evitare ulteriori frustrazioni o a colpevolizzare il figlio per le aspettative disattese.

 

Abbandono scolastico

Tra le conseguenze del disagio scolastico compare l’abbandono scolastico, che rappresenta il più grande fallimento per l’istituzione scolastica e per l’alunno. Il disagio scolastico assume varie forme (difficoltà di apprendimento, basso rendimento rispetto alle reali capacità del soggetto, assenteismo, disaffezione, abbandono scolastico fino a problematiche comportamentali, quali difficoltà di attenzione e concentrazione, iperattività motoria, scarsa tolleranza delle frustrazioni, fenomeni di prepotenza e bullismo). Esiste poi la realtà dell’abbandono non accompagnato dall’atto manifesto di lasciare la scuola, ma caratterizzata da un disimpegno e disinvestimento. Si tratta di una realtà che ingloba altre forme di non frequenza scolastica: evasione, assenteismo, rendimento inferiore alle reali capacità di apprendimento, disaffezione, insuccesso e dispersione, fino a legarsi ad aspetti più specifici della vita sociale, quali le condotte a rischio. L’abbandono scolastico è dunque presente nella nostra scuola in forme differenti sul piano dell’osservabilità: da forme più esplicite ed evidenti a forme più sommerse. Nel primo gruppo rientrano tutte le manifestazioni che comportano una interruzione degli studi come risultato dell’impossibilità di proseguire dei ripetuti fallimenti sul piano del rendimento, di un rifiuto nei confronti di una realtà fonte di emozioni negative e frustranti, di una scelta più o meno razionale e più o meno condivisa tra genitori e figli. Queste manifestazioni, come indica anche Pelanda (1999), possono essere accompagnate da tendenze oppositive, espressione del bisogno di ribellarsi nei confronti delle richieste-imposizioni esterne e quindi anche scolastiche, sentimenti di rabbia nei confronti della scuola, vista come la causa dell’insuccesso, sentimenti di tipo depressivo, di inadeguatezza, di incapacità, di scarsa autostima e conseguentemente ritiro e disinvestimento, che può estendersi anche ad altre attività.

 

Nel secondo gruppo invece troviamo manifestazioni più sommerse di disagio, cioè il ragazzo lamenta un senso di noia, di scontentezza, di disinteresse, a volte circoscritto alla scuola, ma più spesso generalizzato, al quale l’adolescente non sa dare un significato. In questi casi non si verifica un vero e proprio abbandono della scuola, ma una fluttuazione o abbassamento del rendimento accompagnato da altrettanta flessione e scarsa fiducia nelle proprie capacità e possibilità e dall’assenza di piacere nell’usare il proprio pensiero.

In entrambi i casi si tratta di un segnale di un disagio sottostante che può presentarsi per la prima volta nell’adolescenza rimandando alle problematiche di cambiamento che essa comporta e dunque avere carattere transitorio. Infatti ricordiamo che l’adolescente si trova a dovere affrontare tre compiti di sviluppo cruciali per il suo sviluppo e cioè, Evoluzioni fisiche e fisiologiche, Maturazione cognitiva, Maturazione psicologica e rielaborazione del concetto di sé. Se gli alunni non riescono a superare gli ostacoli che i compiti di sviluppo pongono nel loro cammino, possono sviluppare forme di malessere che, se trascurate, possono evolvere in situazioni di disagio scolastico o, nei casi più gravi, in psicopatologie e/o comportamenti devianti.

I molteplici fattori in gioco pesano in maniera diversa sul dropping out, a seconda del grado scolastico. Nella scuola dell’obbligo infatti sono determinanti i fattori di ordine socioculturale, che riguardano la famiglia, mentre nella scuola superiore incidono soprattutto le variabili di tipo personale (desiderio di rendersi economicamente indipendenti, caduta di significato della scuola nella propria vita, ecc).

Una riflessione di questo tipo è molto importante in quanto la scuola è un banco di prova attraverso il quale l’adolescente cerca di trovare riscontri che gli consentono di investire positivamente un Sé incerto, ancora indefinito tanto sul piano dell’identità corporea che su quello del pensiero e delle competenze cognitive, in termini di ricerca di identità adulta. Il fallimento in questa realtà non fa che confermare una immagine di sé svalutata e inadeguata, determinando così un effetto boomerang, che può investire altri aspetti della realtà, anche futura del soggetto (Pelanda, 1999).

 

Disagio e DSA

Se l’alunno presenta un DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento), l’innescarsi del disagio è ricorrente. Non di rado infatti l’alunno che viene a trovarsi in questa situazione mette in atto comportamenti anomali di tipo reattivo (opposizione, rifiuto, aggressività o inibizione, demotivazione). Tutto ciò accade per una immediata e diretta percezione che egli ha del proprio stato, ma anche per le ripercussioni che queste difficoltà producono nell’intero sistema relazionale e di vita del soggetto, negli stessi insegnanti e soprattutto nei familiari.

Si verifica una compromissione della relazione tra questo alunno e il suo ambiente, per cui il ragazzo si viene a trovare in un contesto di aspettative disattese, disorientamento, senso di colpa e inadeguatezza, frustrazione, vissute dai vari componenti (famiglia, scuola, soggetto stesso). Da questo derivano un senso di inferiorità e insicurezza legati ad una progressiva degradazione dell’immagine di sé, come effetto degli insuccessi ripetuti e delle conseguenti disapprovazioni, esplicite o implicite, degli altri, che non fa che influire maggiormente sulle già presenti difficoltà. Ecco che torna di nuovo evidente il carattere complesso e circolare del fenomeno del disagio scolastico, che spesso rischia di divenire disagio a più livelli: affettivo, relazionale, psicologico. Un’attenta opera di screening precoce (sia relativa a difficoltà/disturbi dell’apprendimento che a situazioni a rischio disagio) e di prevenzione assume dunque una valenza fondamentale.

 

Cause del disagio scolastico

Quando facciamo riferimento alle cause del disagio scolastico, dobbiamo considerare i “Fattori di rischio”. Questi ultimi rappresentano le caratteristiche individuali e/o ambientali che favoriscono l’esposizione del soggetto a comportamenti rischiosi per la propria salute. Quando parliamo di disagio scolastico, i fattori di rischio coinvolti sono i seguenti:

FATTORI INDIVIDUALI, che consistono in scarsa autostima, diminuito senso di autoefficacia,  Locus of control esterno, basso grado di tolleranza alla frustrazione,  esperienze negative vissute a scuola nel passato, scarsa competenza emotiva, scarse abilità sociali, carenti capacità meta cognitive, stili di apprendimento poco funzionali (apprendimento mnemonico tendente alla descrizione più che alla comprensione), Immaturità dell’io (inibizione affettiva, scarso controllo emotivo, ansia di separazione, bassa tolleranza della frustrazione).

FATTORI LEGATI ALLE DINAMICHE FAMILARI, ovvero l’atteggiamento dei genitori nei confronti delle attività e del rendimento scolastico, con stili educativi inadeguati (iperprotettivo: l’atteggiamento iperprotettivo può favorire una carenza di impegno nell'affrontare le nuove situazioni o le difficoltà quotidiane, nonché le regole del vivere insieme; autoritario: il bambino può reagire con chiusura o rinuncia all'iniziativa, oppure tendenza all'opposizione e all'aggressività; permissivo: può essere vissuto dal bambino come manifestazione di scarso interesse, non favorisce lo sviluppo della capacità di tollerare la frustrazione), svalutazione del bambino, difficoltà relazionali tra genitori, attaccamento insicuro e disorganizzato.

FATTORI SOCIOECONOMICI E SOCIOCULTURALI, ovvero lo Svantaggio socioculturale, come la provenienza da aree economicamente povere, le  inadempienze territoriali e istituzionali, l’emarginazione economica, geografica, politica, la cultura dell'indifferenza, i modelli socio-culturali violenti.

Va ricordato che la famiglia influisce sul proseguimento degli studi e sugli esiti scolastici, sia per il supporto economico che può dare, sia perché il diverso bagaglio culturale incide sulle ineguaglianze iniziali.

Fattori strutturali legati allo sviluppo socioeconomico del territorio, ovvero il disagio socioeconomico, la scarsa presenza e la bassa qualità di infrastrutture, servizi, offerte formative, culturali e ricreative. Tutti questi fattori incidono sulla qualità della formazione erogata e sul successo scolastico. Le aree più fragili risultano quindi i quartieri emarginati e poveri delle metropoli.

FATTORI INTRINSECI ALLA SCUOLA, ovvero le difficoltà degli insegnanti a saper leggere i segnali di disagio provenienti dagli alunni, la limitata continuità e stabilità del corpo insegnante, la rigidità dei percorsi didattici e degli stili di insegnamento poco attenti alle differenze interindividuali nell’apprendimento, le difficoltà relazionali con gli insegnanti, le difficoltà relazionali con i pari.

 

La prevenzione del disagio a scuola

Con il termine prevenzione ci si riferisce all’insieme di azioni riguardanti sia l’individuo che il suo ambiente, volte a impedire la comparsa di uno stato di disagio o di uno stato patologico successivo o a ridurne le conseguenze. Marcelli e Braconnier individuano tre livelli preventivi (Marcelli, Braconnier, 1999): prevenzione primaria, cioè un’azione a livello dell’ambiente e/o dell’individuo per impedire la comparsa di disagi/disturbi; prevenzione secondaria, cioè un’azione mirata, in risposta ad un precoce riconoscimento di disagi/disturbi; prevenzione terziaria, ovvero un intervento specifico e specialistico a livello dei disturbi/disagi conclamati o la comparsa di elementi complicanti.

Relativamente al disagio scolastico possiamo individuare tre livelli di intervento (Regoliosi, 1993): prevenzione aspecifica rispetto ai fattori della normale condizione evolutiva adolescenziale per impedire la comparsa di forme di disagio specifiche; prevenzione specifica primaria, rispetto all’emergere di situazioni di disagio scolastico relazionale e didattico; prevenzione specifica secondaria, rispetto all’acutizzarsi del disagio scolastico nelle forme di ripetuti insuccessi (ripetenze), drop out e devianza.

Il primo passo di una prevenzione dovrebbe consistere in una attenta osservazione: saper riconoscere il disagio e saper riconoscere le situazioni a rischio di disagio.

La continuità educativa è un altro aspetto fondamentale per un’ azione preventiva che voglia essere realmente efficace. Se riflettiamo sul momento del passaggio da un ciclo di sudi all’altro, è evidente come comporti un certo grado di problematicità.

In un momento particolare quale la preadolescenza/adolescenza un tale passaggio si configura come esperienza di ristrutturazione del proprio ruolo, delle proprie competenze e abilità.

Alcune ricerche compiute in Italia, evidenziano come le difficoltà che i ragazzi incontrano in questo passaggio siano in primo luogo legate alla relazione con gli insegnanti, al metodo di studio, al cambiamento del gruppo classe, dell’ambiente e delle regole della nuova organizzazione scolastica (Catarsi, 2004) La transizione fra cicli scolastici costituisce quindi una prova importante per il ragazzo, che può trarne rassicurazioni e buona autostima così come il contrario. La continuità educativa e scolastica ci permette inoltre di gestire in maniera coordinata e coerente eventuali situazioni di disagio emergenti.

Altri momenti fondamentali per una efficace strategia preventiva sono poi lo sviluppo di un sistema di rete tra famiglia, scuola servizi e territorio per un coerente e integrato intervento rispetto alle problematiche giovanili generali e specifiche, e lo sviluppo di un servizio psicopedagogico presente nella scuola. In sintesi, per proteggere dal rischio di disagio scolastico o comunque per proteggere il benessere, bisogna fare leva sui “Fattori protettivi”.

 

I fattori protettivi

I fattori protettivi rappresentano le risorse individuali ed ambientali che possono proteggere dal rischio o semplicemente promuovere il benessere. Per cui, è auspicabile riuscire ad utilizzare ed incrementare tali fattori per “proteggere” l’alunno dal disagio scolastico. I fattori protettivi sono l’AUTOEFFICACIA (la percezione della propria competenza in un dato contesto), una BUONA AUTOSTIMA (la valutazione positiva che la persona dà del proprio valore personale nelle diverse aree di vita), la COMPETENZA SOCIALE (la capacità di muoversi in modo appropriato in un setting sociale, selezionando il comportamento adatto alla situazione), il LOCUS OF CONTROL INTERNO (la percezione di controllabilità rispetto agli eventi), la CAPACITA’ DI PROBLEM SOLVING (l’abilità di identificare un problema, analizzarlo, trovare soluzioni e valutarne gli effetti), la COMPETENZA EMOZIONALE (la capacità di riconoscere, attribuire, gestire ed esprimere le proprie emozioni e quelle altrui), il SOSTEGNO SOCIALE  (corrisponde al supporto emotivo, informativo, interpersonale e materiale, fornito dalla rete sociale), l’AUTOCONTROLLO (la capacità di dirigere il proprio comportamento inibendo risposte impulsive, pianificando il proprio agire e tollerando la frustrazione).

I fattori di protezione mitigano e riducono l’influenza dei fattori di rischio ed aumentano la RESILIENZA (la capacità di resistere agli stress e di recuperare dopo un trauma, ritornando ad uno stato di funzionamento ottimale). La Resilienza non è innata, ma può essere sviluppata ed incrementata nel tempo.

 

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