La Sindrome da Alienazione Genitoriale

psicologia, psicoterapia, psichiatria, attacchi di panico, fobie, disturbi umore

La Sindrome da alienazione genitoriale (PAS)

Si tratta di un problema doloroso che riguarda le separazioni complicate e di una difficoltà in crescita, in linea con la crescita delle separazioni.

Dopo la separazione dei coniugi, nono sono infrequenti le difficoltà nella gestione del bambino tra i genitori. Si arriva fino al rifiuto totale e permanente del soggiorno presso uno dei due genitori.
Circa 20 anni fa, Richard Gardner, psichiatra nord-americano, diede un’identità ufficiale a queste situazioni, note da molto tempo, chiamandole « PAS ».
Si tratta di una denigrazione non oggettiva e passionale del genitore contestato (GR, genitore rifiutato) e dei suoi alleati da parte del bambino, a causa dell’influenzamento determinante del genitore presso il quale il bambino vive (GC, genitore custode) e dei suoi alleati. Il bambino sarebbe incapace di avere un pensiero personale, nonostante affermi il contrario.
La conseguenza è che quando un bambino denigra un genitore in modo sproporzionato rispetto alla realtà e non vuole incontrarlo, ci troveremmo di fronte a un caso di PAS, qualunque sia il sistema delle responsabilità in gioco.

Le motivazioni in gioco sono complesse e molteplici. Schematicamente possono ridursi a tre categorie, ripartite secondo una curva di Gaüss: GR è il principale o unico responsabile; GC è il principale o unico responsabile. Al centro si ritrovano le situazioni più frequenti, multifattoriali, in cui ciascuno dei due genitori è responsabile di una quota di aggressività.
1. Il GR è il principale o unico responsabile del rifiuto: GR può essere stato l’agente principale di ferite relazionali profonde [autore di violenze verso il coniuge, investimento quasi assente del figlio, motivazione decisamente finanziaria, nuovo compagno/a che non ama il bambino (il bambino rifiuta il nuovo sistema)].
2. Il GR è il principale o unico responsabile del rifiuto: GR, più spesso il padre, ha piantato in asso coniuge e figlio, per gettarsi nelle braccia di una donna molto giovane; possibili maltrattamenti durante il soggiorno presso un genitore. GC reagisce spesso in modo ansioso ed ostile, che può spingere il bambino ad aderire al vissuto del GC, e a ricalcare una parte di produzione immaginaria, che invade talvolta il GC.
3. E’ il GC che provoca il rifiuto: all’estremo opposto della curva è il GC che è disfunzionale e diventa genitore « alienante ». Allontana il bambino dal contatto con il GR, denigrandolo, sia in modo ingiustificato, sia per mezzo di esagerazioni infondate. Il GC può agire da solo, spesso in ragione di una consistente problematica psicologica personale (psicosi, personalità paranoide, storia di vita particolarmente pesante, di cui alcuni elementi sono proiettati indebitamente sul GR).
4. E’ il GC che provoca il rifiuto: il GC costruisce un piccolo castello ben difeso, socialmente isolato, nel quale si rinchiude con il bambino. Il modo di denigrare il GR può essere molto sottile e in questi casi, può essere messo in evidenza solo tramite un’osservazione molto attenta.
5. E’ il GC che provoca il rifiuto: per esempio, il GC manipola i ricordi del bambino, parla in modo sprezzante e negativo del GR a dei terzi, senza indirizzarsi direttamente al bambino. Fa notare loro tutte le ingiustizie che il GR gli ha fatto subire. Organizza le visite dal GR in momenti frustranti per il bambino, e organizza degli «scambi» laboriosi. Spesso dispone di alleati nella famiglia di origine, e può soffrire di un’«immaturità affettiva», che ostacola la propria indipendenza dalla famiglia di origine.
6. E’ il GC che provoca il rifiuto: in questo caso, sono spesso i genitori del GC che si inseriscono e inaspriscono la situazione. Il termine «alienante» assume un doppio effetto: il GC aliena (rende estraneo) il GR al bambino. Il GC aliena anche il bambino a sé stesso, abusando del suo potere psicologico per distruggere l’immagine del GR costruita dal bambino, per sostituirla, ed imporre così la propria immagine.
7. E’ il GC che provoca il rifiuto: è in questo contesto di vera alienazione, che possono essere avanzate contro il GR delle false denunce di abuso sessuale. Il genitore alienante ne è talvolta convinto in buona fede, in riferimento ai suoi vissuti ed ai problemi psicologici che proietta sul bambino. Altre volte, al contrario, inventa deliberatamente («è mia madre che mi ha detto che con questa accusa otterrà sicuramente il divorzio»).
8. E’ il GC che provoca il rifiuto: più spesso, la denuncia di abuso avviene in un contesto di conflitto, di odio, di paura, dove il più banale elemento diventa sintomo e poi convincimento. Sono famiglie in cui una presa in carico terapeutica che coinvolga il bambino e i genitori diventa indispensabile.
9. E’ il GC che provoca il rifiuto: il solo intervento giudiziario costituisce raramente una soluzione sufficiente. A volte incontriamo situazioni drammatiche, dovute alla diversità culturale o religiosa di coppie di nazionalità diversa. Una motivazione di orgoglio e di odio contro l’ex-coniuge, si aggiunge spesso alle ragioni di ordine culturale e religioso. Sfortunatamente le leggi del paese in cui il bambino è stato portato possono favorire e sostenere il genitore alienante.
10.  E’ il bambino che provoca il rifiuto: condizione poco frequente (bambini in età prescolare e pre-adolescenti-adolescenti). Il GC preferirebbe che questo rifiuto non ci fosse, perché gli complica la vita. Il GR non crede facilmente che sia il bambino a provocare il rifiuto, e accusa quindi il GC. Il GC è doppiamente vittima: del suo ex-coniuge e del bambino. Il GC cerca di fare cambiare opinione al bambino, ma invano.
11.  E’ il bambino che provoca il rifiuto. Possibili cause del rifiuto: Nei bambini più piccoli può essere la semplice angoscia ad anticipare l’incontro con il GR, diventato lontano ed estraneo; l’angoscia che il genitore scopra i suoi desideri edipici, e lo punisca (« papà non può sapere che mi sento il piccolo sposo della mamma». La banale angoscia di venire rimproverato e punito perché è stato discontinuo o di cattivo umore in occasione delle visite precedenti.
12.  E’ il bambino che provoca il rifiuto. Il conflitto di lealtà: un modo semplice per uscirne è il rappresentarsi un genitore buono ed uno cattivo , e comportarsi di conseguenza. Un bambino, narcisista o ansioso, può ostinarsi nella sua opinione, per non subire la vergogna di cambiare parere, o per la paura di incontrare il genitore denigrato.

Le cause multiple 

Nella maggior parte dei casi il rifiuto trova molteplici cause. Nella storia della coppia e della famiglia ognuno ha già giocato la sua parte di ruolo ostile nei confronti dell’altro, e ciò continua anche dopo la separazione. Possibili esempi: Padre duro con la madre, e poco implicato nella relazione con il bambino; dopo la separazione continua a fare molti guai alla madre; esige le visite «per principio», e non ha saputo occuparsene positivamente nel corso dei primi incontri; la madre non lo ama, non lo denigra apertamente, ma è incapace di far passare l’immagine di «buon papà»; si situa qui il meccanismo di «trasmissione inconscia» da parte di un genitore dell’immagine negativa che ha dell’altro. Il bambino capta le componenti spesso sottili di questa trasmissione inconscia, e fa sue le idee e gli affetti più intimi di questo genitore. I nonni materni sono molto presenti, e sulla stessa lunghezza d’onda della figlia; il bambino, ansioso o molto attaccato alla madre, finisce per evitare i contatti con il padre. Qualche volta assistiamo all’amplificazione «in buona fede» di certe inquietudini sessuali: la madre non fa niente, non consulta il pediatra e non si lamenta, ma la sua inquietudine, di cui il bambino si impregna, alimenta il circolo vizioso che porta la situazione verso il rifiuto. Aspri conflitti tra i genitori durano da sempre, ed esprimono la loro rivalità e la volontà di potere di ciascuno sull’altro; il bambino non ha mai veramente contato come persona in questi conflitti: oggetto di litigio, oggetto di disputa tra i genitori, oggetto di ricatti, viene manipolato da ciascun genitore, a volte all’insaputa della loro volontà cosciente. Quando uno dei due genitori ne ha la custodia, se ne appropria gelosamente, e denigra il suo ex; questi strepita, ma fa esattamente la stessa cosa, se per caso il bambino soggiorna da lui; il bambino può sia allinearsi con il punto di vista di un genitore, sia conformarsi prudentemente alle intenzioni del genitore con cui vive per il momento.

Effetti psicologici sul bambino

Abbiamo visto alcuni funzionamenti relazionali familiari, che possono portare al rifiuto. Nei casi in cui il GC è effettivamente alienante, le conseguenze psicologiche del suo comportamento sul bambino non sono di poco conto: crescendo non è raro che si renda conto della sua non oggettività quando denigra il GR; questa presa di coscienza è almeno parziale e intuitiva.
Il bambino continua comunque spesso a denigrare il GR per un prudente conformismo; ma si sente segretamente colpevole del suo tradimento. Il suo piacere di vivere diminuisce, e può cercare delle forme di auto-punizione (fallimento scolastico); il bambino può anche persistere per orgoglio: tutto piuttosto che ammettere di essersi sbagliato.
In altri casi, il bambino suggestionato dal genitore è in buona fede. Anche in questo caso non gli fa bene che il genitore alienante presenti così spesso il GR come un vero «mostro». Ciò può angosciarlo, specie se è piccolo, renderlo triste e preoccupato, anche se non lo fa vedere in modo evidente. Non può riferirsi a un papà e a una mamma come fanno gran parte dei suoi compagni. C’è sempre la monotonia di un solo genitore, e non può mai sentirsi né dichiararsi fiero dell’altro.
Si possono creare probabilmente delle fratture nella costruzione della sua identità, soprattutto se il bambino è dello stesso sesso del genitore vilipeso; il GC, supponiamo la madre, dovrà fare molta attenzione nello stringere dei contatti amicali con altri uomini e rimettersi in coppia con uno di loro, possibile sostituto paterno per il bambino; la madre non toglie nulla al fatto che rinnega indebitamente il seme e il desiderio dell’uomo da cui è nato il bambino; il bambino intuisce l’interdizione immeritata di identificarsi con il padre, e fatica a cercare altrove molte referenze sessuate positive; fatica anche a credere nel valore della propria mascolinità, cioè in risorse sessuate spontaneamente presenti in lui: lui che è nato da questo padre dichiarato così cattivo. Altra evoluzione possibile è l’evoluzione « caratteriale »; vediamo allora che in un primo tempo il GC e il bambino sono stati tra loro fortemente alleati e in grande vicinanza affettiva, per lottare contro GR, mentre in un secondo tempo (più spesso in adolescenza), il bambino utilizza le stesse attitudini di odio, di irriverenza, di violenza, di rifiuto dell’autorità contro il GC, continuando a rifiutare il GR.
Una volta divenuto adolescente maturo o adulto riprenderà contatto con il GR? Secondo alcuni mai; questo aspetto è legato alla passività sottomessa o all’odio attivo che il giovane ha espresso negli anni precedenti. Più è stato attivo ed in collera, meno gli sarà facile pensare che potrebbe riconciliarsi con il GR, cioè, in qualche modo, ottenere il suo perdono. Questo però non è mai impossibile.

 

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