La valutazione neuropsicologica

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La valutazione neuropsicologica

La neuropsicologia studia le prestazioni cognitive negli individui che hanno subito una lesione cerebrale, cercando di capire quali aspetti dell’attività cognitiva sono intatti e quali danneggiati.
Lo studio delle conseguenze dei danni cerebrali ha anche lo scopo di trarre inferenze sui processi cognitivi normali.

La neuropsicologia cognitiva è perciò lo studio di disordini specifici con lo scopo di comprendere la funzione di base alterata e conseguentemente l’organizzazione normale di un dato sistema cognitivo.

I modelli classici utilizzati nel 1800 avevano come assunto di base alcune correlazioni anatomo-cliniche rigide:

  •  Broca (1861): l’emisfero sinistro è deputato al linguaggio;
  •  Wernicke (1874): esistono 2 centri del linguaggio;
  •  Jackson (1876): l’emisfero destro è deputato alle competenze non linguistiche ma visuo-spaziali;
  •  Lichteim (1885): spiegò i disordini della lettura e della scrittura ipotizzando centri specifici per le immagini visive e per l’innervazione degli organi periferici implicati nello scrivere (centro della scrittura).

I modelli moderni dal 1960 ipotizzano correlazioni tra funzioni ed aree o circuiti: nasce la neuropsicologia cognitiva, secondo la quale le facoltà mentali possono essere frazionate in una serie di componenti con proprietà funzionali specifiche tra loro collegate (ad esempio la MBT, MLT, eccetera).

I presupposti fondamentali della neuropsicologia cognitiva:

  • Modularita’: l’architettura dei processi umani è costituita da componenti distinte o moduli;
  • Isomorfismo: c’è corrispondenza tra l’organizzazione funzionale della mente e quella neurologica del cervello;
  • Lesioni cerebrali: lo studio dell’attività cognitiva in soggetti che hanno subito lesioni cerebrali, ci può fornire moltissime informazioni sul modo in cui gli stessi processi si svolgono in soggetti normali;
  • Sindromi: la maggior parte dei pazienti può essere classificata in termini di sindromi, che si basano sulla co-occorrenza di un insieme di sintomi.
  • Specializzazione cerebrale: il nostro cervello è specializzato ed è suddivisibile in parti organizzate anatomicamente e funzionalmente; per poterle analizzare si può passare dal generale al particolare.

La lateralizzazione emisferica si riferisce al fatto che i 2 emisferi svolgono funzioni diverse:
1) L’emisfero destro presiede a funzioni di tipo percettivo, visuospaziali, processi emozionali, intuitivi, memoria procedurale (implicita);
2) L’emisfero sinistro presiede a funzioni di tipo verbale, intellettivo, razionale, analitico, memoria dichiarativa (esplicita).

A livello cerebrale sono state distinte una serie di aree:

  • le aree motorie primarie, secondarie e terziarie;
  • le aree somatosensoriali ;
  • la corteccia associativa parieto temporo occipitale, prefrontale e limbica.

Principali disturbi connessi a specifiche lesioni cerebrali

In caso di lesione cerebrale, a seconda di dove essa sarà localizzata, si manifesteranno specifici disturbi sintomatici.

Le connessioni tra disturbo e lobo compromesso:
• Lesioni del lobo frontale: tali lesioni determinano disturbi motori, deficit di tipo attentivo e dei movimenti oculari, disturbi della memoria e dell’apprendimento, disturbi della capacità di giudizio, progettazione del futuro, previsione delle conseguenze, progettazione dei comportamenti, afasia motoria, afasia anomica (sinistra), perseverazione, aprassia ideomotoria (sinistra), alterato comportamento sociale e sessuale.
• Lesioni del lobo parietale: tali lesioni determinano disturbi visuospaziali (destra), disorientamento spaziale, deficit dei movimenti oculari, deficit di reaching e grasping, agnosia tattile e spaziale (neglect destra), prosopagnosia (destra o bilaterale), agrafia e alessia, aprassia costruttiva e dell’abbigliamento (destra), aprassia bucco-facciale, memoria a breve termine verbale (sinistra).
• Lesioni del lobo occipitale: tali lesioni sono connesse a conseguente deficit del campo visivo, cecità corticale, allucinazioni visive (destra), deficit di memoria visiva, deficit di memoria topografica (destra), anomia per i colori (destra), aprassia costruttiva, alessia, dislessie periferiche.
• Lesioni del lobo temporale: tali lesioni determinano sordità corticale, allucinazioni uditive, agnosia, disturbi della percezione temporale, afasia di Wernicke, afasia anomica, amusia, disturbi dell’emotività e del comportamento, disturbi della memoria, disturbi al sistema vestibolare (vertigini), aprassie, modificazioni sessuali.

Studiare le prestazioni cognitive in individui che presentano lesioni localizzate porta all’acquisizione di una grande ricchezza di informazioni e permette di fare importanti e numerose inferenze sul comportamento del cervello “sano”.
Utilizzare un approccio neuropsicologico quando si parla di demenze è fondamentale per riuscire ad avere un’idea su che cosa stia realmente succedendo nel cervello della persona che ci si trova davanti.

Il colloquio neuropsicologico

Il colloquio neuropsicologico è un colloquio che considera la storia sintomatica, le condizioni mediche generali del paziente, la condizione psicosociale ed ambientale, la valutazione globale del funzionamento emotivo, mentale, comportamentale, relazionale e l’immagine di sé della persona.
Nel colloquio neuropsicologico, colloquio e osservazione si fondono insieme.
Il colloquio neuropsicologico permette anche una valutazione qualitativa, cui si aggiunge una valutazione quantitativa delle funzioni cognitive, effettuata attraverso test di screening e test che permettono di ottenere un punteggio numerico per ciascuna capacità cognitiva indagata, in riferimento ad una popolazione “normale” di controllo.

La diagnosi neuropsicologica segue 3 approcci fondamentali:
1) Approccio psicometrico: indirizzo metodologico che ha come finalità la descrizione e l’analisi degli eventi psichici;
2) Approccio cognitivo: in questa prospettiva, scopo della valutazione sarà quello di indagare le componenti perturbate e quelle rimaste intatte;
3) Approccio ecologico: prevede un’attenta osservazione della persona nel suo ambiente reale, sociale e lavorativo.

A conclusione della diagnosi, vale sempre la pena specificare quale può essere il tipo di occupazione fattibile dalla persona e valutare in quale modo la disabilità interferisca con le altre capacità nella loro esplicitazione quotidiana.
L’utilizzo di una buona scheda anamnestica rappresenta una cosa fondamentale: raccogliere più informazioni possibili può essere determinante nel momento in cui si cerca di capire cosa sta succedendo.
 

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