Piccole e Grandi Bugie

psicologia e psicoterapia

di Silvia Tonelli Psicologo Psicoteraeuta Rimini

La bugia, può essere considerata un prodotto della fantasia e del pensiero che può evolvere da livelli più “ludici” a livelli patologici.

La bugia vera, nega la realtà per trarre inganno.

Il bambino piccolo 0-5 anni

Come afferma la scrittrice-psicoanalista anglosassone A. Phillips, da un punto di vista psicodinamico, nel bambino in età prescolare - nel suo mondo interiore - non c’è una chiara distinzione fra fantasia e realtà. Per un bambino il confine tra reale e immaginario è fluido e si può dilatare o comprimere a volontà: passare dall’uno all’altro è normale. I piccoli non sanno ancora distinguere bene tra reale e immaginario perché il reale è recentissimo e l’immaginario è ancora presente. I bambini in età prescolare giocano spesso con le parole, come fossero una bacchetta magica che da corpo ai loro pensieri, trasformando il “per finta” in “per davvero”.

Le bugie false a differenza di quelle vere, non negano la realtà per trarre in inganno, semplicemente raccontano una realtà diversa. Il linguaggio del bambino si differenzia dal quello dell’adulto per cinque caratteristiche:

1.     Racconta le emozioni (spesso i bambini trasferiscono sugli altri le loro esperienze perchè non sanno ancora definire la realtà);

2.     E’ globale (trascura i dettagli, vede bianco o nero non percepisce le sfumature)

3.     E’ suggestionabile (i bambini spesso si sentono in obbligo di dare la risposta che credono ci si aspetti da loro – compiacenza)

4.     Mescola realtà e fantasia insieme (l’amico immaginario)

5.     Segue la logica dei desideri e non della realtà (mangiare con gli occhi – vuole tutto e subito)

                                                                                        

 Dal punto di vista della ricerca possiamo ricordare gli studi di  J. Piaget “Lo sviluppo mentale del bambini” che definisce questo assetto mentale del bambino piccolo come “pensiero magico” e “egocentrismo infantile” dai due ai quattro anni (sviluppo dell’immagine e della rappresentazione mentale – comunicazione egocentrica - animismo - artificialismo- finalismo, e periodo pre-operatorio dai due ai sette anni).

Il bambino da 5 a 7 anni – passaggio graduale-

Tra i cinque-sette anni c’è una delicata fase di passaggio  in cui i bambini iniziano a prendere coscienza gradualmente, della possibilità di ingannare un adulto, e provano a mettere in atto i loro piccoli sotterfugi.

Il bambino da 7 a 11 anni – sviluppo coscienza morale-

Intorno ai sette anni è invece l’età in cui un bambino riesce a distinguere chiaramente il vero dal falso. Con l’inizio della scuola elementare, come afferma J. Piaget, si avvia il periodo operatorio concreto, delle operazioni intellettuali o del pensiero adeguato e si sviluppa pian piano il giudizio morale. Ma attenzione, anche nelle bugie dei bambini grandi che “mentono sapendo di mentire”, spesso emergono tracce del pensiero magico infantile.

Tra i sette e gli otto anni, i b distinguono bene tra bugie per cortesia e menzogne e sono molto attenti ai comportamenti dei genitori, soprattutto l’ipocrisia rappresenta una minaccia alla fiducia. I bambini colgono questo nei genitori e se ne appropriano, nel bene e nel male.

Nei panni dei genitori

Tutti i bambini prima o poi dicono qualche bugia, le “bugie bianche” non fanno male a nessuno, ci sarebbe da preoccuparsi del contrario.

Bisogna fare attenzione a non accusare mai un bambino etichettandolo come “bugiardo”, poiché tale attribuzione negativa potrebbe diminuire la fiducia in se stesso e nei suoi genitori. Le accuse non solo diminuiscono la fiducia che ha in voi, ma anche la sua sincerità.

 

  • Davanti ad una menzogna sarebbe utile evitare di reagire con collera, con prediche eccessive, o dando troppo peso alla bugia: può essere più vantaggioso spostare l’attenzione sui fatti e sui comportamenti che ne sono all’origine. Riflettere insieme sulle cause evita di ritrovarsi poi con una famiglia trasformata in un tribunale inquisitore.
  • Ascoltare veramente, che significa evitare di tradire le sue confidenze.
  • Stabiliamo insieme al bambino delle regole di condotta e relative conseguenze qualora fossero violate. Essere coerenti nell’applicare tale norme.
  • Visto che sincerità e bugie spesso si imparano dai genitori (apprendimento per imitazione), sarebbe opportuno non mentire al bambino, neanche quando pone delle domande difficili ed imbarazzanti.
  • Dare una risposta falsa, raccontare una falsa verità (ipocrisia), o fare una promessa che poi non si avvera (incoerenza), fa sentire il bambino profondamente tradito e ferito, quindi in qualche modo autorizzato a mentire a sua volta e calpesta la fiducia di base.
  • Emozioni controtransferali dell’adulto: quando un bambino mente, suscita nell’adulto sentimenti contrastanti, rabbia - delusione – orgoglio tradito, è abitudine pensare che lo faccia con lo scopo di ingannare ed anche sminuire l’autorità del genitore. Il g. potrebbe interrogarsi e fare i conti con la propria rabbia chiedendosi: perché questa cosa mi fa perdere le staffe in questo modo? Cosa mi muove dentro?

La sfida del bambino è intenzionale solo dopo gli 11 anni.

 

Bibliografia

A. Phillips,  I no che aiutano a crescere,  Feltrinelli, Milano, 2002

M. Davis, D.C. Wallbridge, Introduzione all’opera di D.W.Winnicott, Firenze, Martinelli, 1994

M. Novellino, La sindrome di pinocchio, Franco Angeli, Milano

J. Piaget, Lo sviluppo mentale del bambino, Einaudi, 1967

J. Sutter , Le mensonge chez l’enfant, PUF, Parigi, 1956

S.Veggetti Finzi, A. M. Battistin, I bambini sono cambiati, Milano, Mondadori, 1996

 

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