Il bambino che non è qui

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Una madre di 36 anni, mi portò suo figlio di 6, perché a suo avviso, non riusciva ad ambientarsi alla scuola primaria. Ogni mattina faceva i capricci perché non voleva andare a scuola.

La donna e il marito di 38 anni lavoravano insieme nell'impresa di lui. Lavoravano molto, infatti dopo la scuola il bambino si recava dai nonni materni e poi veniva portato   ad un dopo scuola, dove era aiutato nei compiti e giocava con altri bambini. I genitori, dalla mattina alle sette, lo rivedevano la sera alle 19.00: il tempo di fargli il bagno, preparare la cena, mangiare e portarlo a dormire alle 21.00. Questo dal lunedì al venerdì.
Il sabato mattina veniva portato dai nonni paterni e ripreso il sabato pomeriggio, quando tutti e tre andavano a fare la spesa e qualche commissione.
La Domenica era l'unico giorno in cui i tre potevano passare tutto il tempo insieme, ma il padre usciva di buon mattino per passeggiare o correre nei boschi da solo, mentre la mamma rimaneva con lui. Restava la Domenica pomeriggio, unico momento per i tre.
La donna mi racconto che suo figlio aveva avuto gli stessi problemi di inserimento alla scuola materna.
Andando indietro nel tempo, la mamma mi confidò di aver avuto una gravidanza difficile, nel senso che fu una gravidanza indesiderata e con varie minacce di aborto spontaneo. Con il marito stavano insieme da pochi mesi quando rimase in cinta. Decisero di sposarsi alla svelta prima che la donna partorisse. Si erano conosciuti lavorando insieme nella ditta di lui. Il piccolo nacque prematuro di sei settimane e fu messo nell'incubatrice. Alla donna non venne il latte, così fu nutrito con quello artificiale. La donna ricordo i primi sei mesi costellati da notti insonni, perché al bimbo vennero le coliche gassose e non riusciva a dormire più di tre ore di fila. Non riposava nemmeno di giorno e piangeva quasi sempre, per cui la donna ebbe un esaurimento nervoso.
Dopo i primi sei mesi di vita del bambino, volle ricominciare a lavorare e lo dette alle nonne, affinché di giorno si occupassero di lui.
Quando il bambino compì tre anni, il rapporto col marito entro in crisi, perché la donna scoprì un'infedeltà da parte di lui. Dopo varie liti, decisero di rimanere insieme. Per i tre anni successivi tutto sembrò andare bene, ma poi la donna scoprì di nuovo il marito con un'altra.
I ripetuti litigi e discussioni balzarono agli occhi del bambino, malgrado i genitori avessero tentato di coprirli e mascherarli, ma i bimbi sono intelligenti ed assorbono tutti i malumori e disagi dell'ambiente in cui vivono.
I capricci perpetrati dal bambino potevano essere visti come un tentativo di trattenere a casa la mamma, per averla accanto a se, poiché non l'aveva mai sentita vicina. I capricci rappresentavano un modo per essere visto e riconosciuto. Inoltre servivano per far smettere di litigare i genitori e farli concentrare su di lui.
All'epoca dei colloqui, marito e moglie si erano separati e al figlio avevano detto che il papà sarebbe stato lontano per un periodo, a causa del lavoro.
Nel frattempo, la mamma aveva smesso di lavorare ed ora si ritrovava a casa con molto tempo da dedicare al figlio.
Durante i successivi colloqui, si poté notare un cambiamento positivo nel piccolo, da quando la mamma stava molto di più con lui: era più tranquillo e allegro, interagiva volentieri e andava a scuola contento.
Quando iniziarono i colloqui invece, potei notare la solitudine e la disperazione negli occhi di quel piccino, che si disegnava da solo, oppure con la mamma un po' distante da lui, mentre il padre veniva raffigurato ancora più distante ai margini del foglio.
Un disegno particolare fu quello in cui pitturò se stesso davanti alla scuola mentre piangeva ed i suoi genitori erano in macchina pronti a partire.
Nel disegno più esplicativo raffigurò se stesso e la mamma, poi tracciò una linea di demarcazione e disegnò il padre. Inserì un cuore che conteneva la figura del papà.

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