L'anoressia mentale

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Il termine “Anoressia” (“Anorexis”, dal greco) letteralmente significa “assenza di brama”.

Distinguiamo tra:
1. Anoressia come reazione neurotica, la quale insorge anche in tardiva età, in stretto rapporto con un trauma emotivo umiliante o deludente. Si presentano delle variazioni fisiologiche riguardanti l’appetito, in rapporto agli stati emotivi.
2. Anoressia cronica della prima e della seconda infanzia: le pazienti migliorano transitoriamente durante l’adolescenza. Persistono per tutta la vita disturbi ipocondriaci (tubo digerente).
3. Dimagrimento per difficoltà meccanico – funzionali ad alimentarsi su base neurotica (disfagie, spasmi esofagei). Si tratta di un dimagrimento involontario, secondario al disturbo funzionale (si ha coscienza della propria malattia).
4. Rifiuto del cibo di origine malinconica o schizofrenica, nel qual caso manca un carteggio sintomatico (assenza dell’iperattività, tipica delle anoressiche).
5. Anoressia di origine endocrina (morbo di Simmons e di Sheenan). Si verifica una distruzione dell’ipofisi anteriore che conduce ad apatia ed ottusità. Le pazienti non desiderano l’emaciazione e non sono ostili al trattamento.

La Selvini Palazzoli notò la presenza di un tratto costante nelle madri delle pazienti anoressiche che aveva in cura, ovvero la loro monotonia: ammirano ed invidiano l’uomo, si sottomettono al capo famiglia, sono dedite alla casa, ai figli, alle convenzioni sociali. Le figlie sono succubi delle madri, diventando delle bimbe modello.
Le madri delle anoressiche hanno fatto molto per le loro figlie, ma senza trarne alcun senso di gioia.

Il cibo rappresenta la cosa più importante per queste pazienti, quindi è visto come uno stimolo positivo. Il cibarsi, invece rappresenta l’aspetto negativo, il quale spinge volontariamente verso l’emaciazione della persona affetta da anoressia nervosa.
Il corpo viene combattuto per un duplice motivo:
A) Rappresenta la concreta espressione della parte inaccettabile di sé, una recettività passiva, fonte di insicurezza e angoscia;
B) In quanto viene assimilato per le sue caratteristiche di crescita prepotente ed invasiva, all’ambiente, a sua volta prepotente ed invasivo.

Nelle anoressiche, il movente del potere è più acuto che non il bisogno di soddisfazione degli stimoli della fame e della sete.
L’anoressica, a causa del suo sentimento di impotenza profonda, non essendo in grado di sperimentare il suo potere nel rapporto interpersonale, trasporta il cimento di tale potere nel rapporto intrapersonale, ovvero con il proprio corpo.
L’anoressia viene vissuta come un allenamento a superare, a vincere, ad acquistare potere in modo progressivo.
L’Io dell’anoressica è debole e deformato, incapace di sperimentare la propria autonomia nella realtà, al di fuori del conflitto con il corpo. L’esperienza profonda di autonomia è talmente mancante, che ella non sa raffigurarsela, se non concretizzandola come non recettività corporea.

Allora il corpo diventa un capro espiatorio: permettergli di ingrassare, significherebbe sperimentare nuovamente le sopraffazioni subite nelle relazioni interpersonali passate, presenti e future. L’emaciazione serve ad ottenere sicurezza e potere. La soddisfazione orale, inaccettabile e non accettata, viene rinnegata. L’emaciazione rappresenta una ricerca della libertà, una dimostrazione della propria autonomia (l’unica per loro possibile).
L’emaciazione, come fonte di sicurezza dagli aspetti negativi dell’esistere sociale, è una fuga dal non essere accettate, dall’essere ridicole, dall’essere esposte (a sguardi, critiche, aggressioni, sesso).

L’anoressica è tesa e proiettata, quindi assume potere, verso gli aspetti positivi dell’esistere sociale, quindi l’emaciazione indica una realizzazione di libertà, estetica, intelligenza, etica.

                                                                     (tratto dal libro di Mara Selvini Palazzoli

                                                                               "L'anoressia mentale")

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