La narrazione in terapia

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La narrazione è un esempio di come le persone strutturano linguisticamente il loro mondo e ne ricostruiscono il senso. Una caratteristica fondamentale delle storie è che esse danno forma alla realtà, attraverso un processo in cui chi racconta e chi ascolta hanno pari importanza. La narrazione chiama ad una reciprocità, ovvero una co-costruzione della storia. Soggetto conoscente e soggetto conosciuto, concorrono entrambi alla creazione del significato.
All’interno di una relazione, l’identità di coloro che interagiscono è definita da una narrazione: ognuno si racconta a sé stesso ed agli altri in un determinato modo. Così il paziente si racconta al professionista e questa narrazione è presentata come la descrizione vera e completa di colui che la racconta. Le narrazioni cambiano in rapporto al tempo, alla situazione emotiva, al contesto.
La malattia tende a bloccare il paziente in una narrazione unica e immutabile, che la logica non è in grado di smontare. Si rivela utile il supporto fornito dal professionista, al fine di aiutare il paziente ad esplorare altre e diverse narrazioni di sé e ad individuare nuovi percorsi possibili.

Tutte le storie narrate possono essere ricondotte a sette intrecci o trame principali, i sette intrecci di base:

1. Sconfiggere il mostro
2. Da povero a ricco
3. La ricerca
4. Viaggio e ritorno
5. Commedia (portare alla luce verità nascoste)
6. Tragedia (eroe che sfida e viola)
7. Rinascita (liberazione da un incantesimo)

“Il nostro senso della normalità è governato da ciò che ci è familiare”. Diamo senso al mondo attraverso delle assunzioni inconsce su ciò che è normale, basate su quello a cui siamo abituati.
“La cosa più terribile in questo mondo è che ognuno ha le sue ragioni”.
L’intervento narrativo consisterà nell’aiutare l’altro a far emergere le voci dei diversi personaggi, così che essi non coincidano più completamente con la voce del narratore, ma comincino a delinearsi come persone complete, ognuna delle quali ha le sue ragioni.
L’obiettivo non è quello di rendere le ragioni accettabili e condivisibili, ma quello di imparare a vedere che i comportamenti degli altri hanno un senso e possono venire affrontati su un piano dialogico, negoziale e non conflittuale.
Immaginare le ragioni degli altri non significa accettarle o approvarle, ma serve per costruire un contesto comunicativo da cui esulino i giudizi di valore o le valutazioni morali.
La narrazione di una persona in difficoltà tende ad essere monologica. Il narratore si rinchiude in una cornice ristretta entro la quale possibile raccontare una sola ed unica storia, che viene ripetuta con varianti minime più e più volte, fino a produrre la convinzione che non ne esistano altre. Il disagio diventa intollerabile in quanto non si riesce più a concepire che possano esistere strade alternative.
L’intervento di cura basato sulla narrazione consiste nel rendere possibile alla persona intrappolata nella sua cornice narrativa, la trasformazione della sua storia da monologica a polifonica, facendo emergere altre narrazioni possibili.

Per raggiungere questo obiettivo esistono due vie non alternative:
A) La prima consiste nell’aiutare il narratore a disporre gli elementi della storia in modo differente. La semplice collocazione delle parole o delle frasi suggerisce conclusioni che possono essere anche opposte. La consapevolezza di questo meccanismo mentale permette di superare la prima impressione per produrre un arricchimento della narrazione ed un’uscita dalla cornice ristretta.
B) Un altro modo di facilitare la narrazione di storie differenti è quello di far emergere, nel corso del colloquio, mediante opportune domande, elementi che la narrazione iniziale ignorava o trascurava. Ogni narratore, nel costruire la storia che vuole raccontare, seleziona i fatti in funzione dell’obiettivo. Ne segue che alcuni elementi verranno scartati, perché apparentemente di scarso rilievo, altri perché fuorvianti, altri ancora perché non dicibili o dimenticati. E’ necessario aiutare l’altro a decostruire il suo mondo narrativo rigido e statico.
Occorre rispettare il diritto dell’altro a non dire ciò che non vuole o non si sente di dire.
Gli elementi scartati o trascurati risultano non di rado così rilevanti da permettere nuove e diverse narrazioni. L’uso della scrittura può facilitare l’emergere di quegli elementi.

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