Quando i genitori si separano

psicologia, psicoterapia, psichiatria, attacchi di panico, fobie, disturbi umore

Riguardo alle coppie in fase di separazione, i coniugi mettono in primo piano il proprio malessere e le proprie esigenze, perdendo di vista alcuni passaggi fondamentali con i figli.

Se l’essere coppia è una condizione reversibile, essere genitori non lo è.

E’ necessario valutare bene la separazione, non agendo d’impulso, ma usando la razionalità.

È importante non comunicare subito ai figli la presunta decisione, ma darsi il tempo per maturare una scelta ponderata, e parlarne solo quando si è veramente sicuri.

Il bambino può trovarsi in una situazione di ambiguità.

Una volta presa la decisione, è necessario comunicarla insieme, preparandosi sia su cosa dire sia su come dirlo.

Bisogna parlare in modo chiaro e comprensibile in base all'età del bambino, non entrando tuttavia nei dettagli e nei motivi che hanno condotto alla separazione.

Basta dire la verità, ossia che papà e mamma non stanno più bene insieme, evitando false scuse per motivare la lontananza del partner che se ne va. E’ necessario evitare di dirlo da soli e di attribuire la colpa della separazione al partner assente.

Appare necessario verificare la comprensione del bambino, nei giorni seguenti, rassicurandolo, ascoltandolo e rispondendo alle domande dei figli senza entrare in dettagli e in questioni da adulti.

In seguito, è auspicabile mantenere fede agli impegni presi. Ricordiamo che i bisogni affettivi dei bambini riguardano la protezione, la stabilità affettiva, la cura e l’accettazione.

I bambini capiscono, sentono e si preoccupano. I bambini sono molto sensibili alla coloritura emotiva delle situazioni. Conoscono i propri genitori e sanno distinguere se stanno bene, se sono preoccupati, se sono tristi, se c'è tensione tra loro. Questo significa che, se sono una coppia in crisi e stanno pensando alla separazione, i bambini hanno già percepito qualcosa.

I bambini sono bambini, pertanto se i genitori litigano in cucina e loro sono in camera, non significa che non sentano. D’altra parte, litigare davanti a loro, o coinvolgerli nelle discussioni, cercando il loro consenso e chiedendo loro di schierarsi, risulta deleterio.

Quando il papà esce di casa urlando e sbattendo la porta, non tornando e non facendosi sentire per giorni, il bambino vive un’esperienza dolorosa, perché si sente abbandonato, non capisce cosa sta succedendo e teme il peggio per il suo papà.

E’ sbagliato mostrare la propria rabbia o il proprio malessere ai figli, senza filtri. Questo non significa che il genitore debba recitare la parte di una persona felice in un momento difficile, ma che nemmeno decida di scaricare tutto addosso ai bambini che non hanno la capacità di contenere un tale dolore e che avrebbero invece bisogno di essere rassicurati. Piuttosto, al bambino dovrebbe arrivare il messaggio che la situazione è difficile e che la mamma e il papà possono gestirla in maniera efficace.

Non è giusto chiedere ai figli un sostegno emotivo ed affettivo. Molto spesso infatti, i figli si trovano a compensare le carenze affettive di mamma e papà. Una situazione tipica è il fatto di abituare il bambino a dormire in mezzo al lettone, per creare una sorta di barriera tra sé e il partner, finché la separazione non diventa effettiva, oppure di dormire al posto del genitore che ha cambiato casa quando la separazione è già avvenuta.

E’ sbagliato chiedere ai figli di portare dei messaggi al partner. Una volta avvenuta la separazione, può verificarsi il caso che un genitore prenda l’abitudine di mandare dei messaggi all'ex partner attraverso il bambino. Investire i figli di una simile responsabilità significa caricarli di un peso che non sanno gestire, o che ricevano informazioni su questioni riguardanti gli adulti.

Non è giusto cercare di carpire dai racconti dei figli informazioni sulla nuova vita dell'altro partner. Chiedere insistentemente con chi è uscito il bambino mentre passava il week end col papà, chiedere com'è la nuova casa del partner, chi sono gli amici o le amiche a cui telefona, fanno sentire il bambino una "spia", che non vuole deludere mamma e papà. E’ preferibile lasciare che il bambino racconti liberamente ciò che si sente di raccontare. Infatti, se si sospetta che l'ex partner frequenti un'altra persona, non è questo il modo corretto per indagarlo.

Tra ex partner è necessario darsi regole condivise. Ad esempio può essere importante stabilire che, per il primo periodo, non si presentino nuovi compagni o compagne al bambino, e che si decida di farlo solo quando ci si senta coinvolti.

Alcune reazioni tipiche nei bambini riguarderanno il volersi assumere le colpe dell’accaduto; lo schierarsi, spesso col genitore che percepiscono più debole, solo e sofferente; il sentirsi abbandonati; il tentare di riavvicinare i genitori chiedendolo in maniera esplicita. I bambini nella fase di separazione saranno lunatici, tristi, svogliati, inappetenti, irrequieti e regrediranno in alcuni comportamenti, in base all'età (ad es. riprendere a fare la pipì a letto).

Tutto questo è normale, perché in questi casi la sofferenza è normale. Così come per un genitore, è normale commettere degli errori.

In fase di separazione, è necessario considerare quale sia il modo giusto di gestire la situazione per il proprio bambino. Quando da soli non si riesce, se le emozioni appaiono troppo forti o se il conflitto di coppia risulta elevato, è auspicabile chiedere l’aiuto di un professionista.

I danni emotivi non derivano dalle separazioni, bensì dalla loro cattiva gestione.

 

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